Tipologia edilizie residenziali

La tipologia edilizia indica un fabbricato che comprende degli alloggi ed è contraddistinta in diverse categorie dalla presenza di determinate caratteristiche dimensionali, distributive ed organizzative.

Elenco delle tipologie edilizie residenziali
Norme di riferimento nella normativa italiana
Nel Decreto interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 sono contenute le norme per la determinazione dei limiti di densità edilizia e per i relativi Standard urbanistici. Le tipologie di edilizia residenziale saranno poi specificate meglio negli strumenti urbanistici comunali: Piano Regolatore Generale (PRG), Piano urbanistico comunale (PUC) e soprattutto nel Piani particolareggiati (PP).
In aree a utilizzazione estensiva
Sono tipologie caratteristiche delle aree a indice di utilizzazione territoriale (It) bassa, per cui in aree a utilizzazione estensiva.
• Casa unifamiliare destinata ad ospitare un solo nucleo famigliare, è isolata e circondata da uno spazio verde privato. Questa tipologia abitativa richiede un considerevole sviluppo di strade e condutture per i servizi.
• Casa a schiera sono costituite dall’aggregazione di alloggi unifamiliari, ciascuno dei quali ha due lati in comune con gli alloggi contigui e dispone di due fronti liberi, l’ingresso e il giardinetto privato, e generalmente si dipana su due piani.
• Un’altra tipo di aggregazione a bassa intensità è la tipologia della casa a corte
• Altra tipologia, sempre più in disuso, è quella della casa a ballatoio.

In aree a utilizzazione semintensiva
Sono quelle caratteristiche delle aree a indice di utilizzazione territoriale (It) media, per cui in aree a utilizzazione semintensiva.
• La palazzina plurifamiliare è un condominio consistente in un fabbricato solitamente libero da ogni lato, costruito su aree piuttosto ristrette, con 2-6 appartamenti per piano e con un numero variabile di piani solitamente 3-6. Caratteristico di questa tipologia abitativa sono i cortili interni o le chiostrine sulle quali si affacciano i vani di servizio. Questa soluzione abitativa si è diffusa nelle prime fasce periferiche delle grandi città nel secondo dopoguerra, non sempre con effetti positivi. Difatti questa soluzione abitativa spesso dà luogo a edifici isolati ma vicinissimi gli uni dagli altri, senza i servizi pubblici e le aree verdi.
• La casa in linea è un impianto strutturale che è determinato dall’aggregazione di almeno due palazzine unifamiliari. Il numero di piani (da tre fino a sei), dei corpi scala e degli alloggi per piano (da due fino a quattro e più) è variabile. Il corpo di fabbrica ha generalmente dimensioni costanti lungo l’asse trasversale e può crescere indefinitamente lungo l’asse longitudinale. Questo tipo di soluzione abitativa è detta “a stecca” quando l’asse longitudinale è rettilineo, “a crescent” quando tale asso è curvo, “ad angolo” quando segue assi di aggregazione ortogonali. Nel migliore dei casi tali costruzioni sono ubicate nel verde e dotate di scuole, servizi commerciali e per il tempo libero.
In aree a utilizzazione intensiva
Sono tipologie caratteristiche delle aree a indice di utilizzazione territoriale (It) alta, per cui in aree a utilizzazione intensiva.
• La Casa a torre è un particolare tipo di condominio isolato a sviluppo verticale le cui origini nascono dalla necessità di diradare nel verde gli edifici pur mantenendo alta la densità abitativa. Questa soluzione abitativa fu promossa soprattutto dagli architetti razionalisti nella prima metà del Novecento perché offriva maggior superficie libera di suolo per uso pubblico e gli alloggi erano dotati di migliori condizioni di illuminazione e aerazione. La casa a torre può superare i 30 metri e presenta un numero variabile di appartamenti per piano. È caratteristica delle aree a indice di utilizzazione territoriale (It) alta, per cui in aree a utilizzazione intensiva.

L’orientamento dell’abitazione

L’orientamento indica il punto cardinale verso il quale è rivolta una facciata di riferimento. Nel corso della storia dell’architettura sono stati numerosi gli studi sull’orientamento ottimale.
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Il cosiddetto asse eliotermico fu proposto nel 1920 da Rey e Pidoux per Parigi come asse di orientamento di un piano verticale che riceve durante l’anno lo stesso valore eliotermico sulle due facce, il valore eliotermico veniva computato moltiplicando le ore di sole di insolazione di una facciata per la temperatura media dell’aria.

La correzione dell’asse nord/sud nell’asse eliotermico, per Parigi uguale a 19° verso est, si proponeva di perequare l’effetto termico delle esposizioni est e ovest, che pur essendo simmetriche rispetto al corso apparente del sole, sono asimmetriche rispetto all’andamento della temperatura dell’aria (la cui punta massima del ciclo giornaliero è intorno alle ore 16 col sole verso ovest).
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Venti anni dopo, Vinaccia ha criticato l’asse eliotermico, proponendo invece l’asse equisolare orientato all’incirca nord est-sud ovest (formante con l’asse est-ovest un angolo variabile a seconda della latitudine); la proposta di Vinaccia nasceva dalla preoccupazione di perequare l’effetto termico per quattro esposizioni anzi che per due sole, ipotizzando tipologie edilizie a quattro orientamenti anzichè due.
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Ai fini di un guadagno di energia radiante dal fatto che nel nostro emisfero l’arco apparente formato dal sole nella volta celeste si svolge in direzione sud, deriva che il fronte a meridione è quello ottimale per il guadagno termico solare, viceversa il fronte nord investito dai venti freddi sarà quello più suscettibile alle dispersioni termiche.

Anche le disposizioni planimetriche possono risentire del clima e dell’orientamento dell’edificio, nei climi molto freddi è bene ubicare gli spazi serviti all’interno dell’edificio, nei climi temperati invece è consigliabile l’esposizione sud per gli ambienti più usati, quella verso il nord per gli spazi serventi e la disposizione di ambienti di filtro tra le due zone.

Per latitudini superiori a 35° N e in particolare per la situazione italiana, è possibile quindi identificare gli orientamenti preferibili per i vani di una casa di abitazione, illustrati nella tabella qui a fianco riportata e nello schema di seguito.
Ovviamente queste sono indicazioni di massima e da verificare con le effettive esigenze progettuali e l’influenza degli altri fattori.
Le finestre esposte a sud-est e sud-ovest sono molto soleggiate, sia d’estate che d’inverno, con raggi quasi orizzontali, che penetrano profondamente all’interno della stanza.

Le finestre esposte ad est e ovest ricevono i raggi orizzontali durante l’equinozio, che man mano vanno raddrizzandosi fino al solstizio d’estate
Le finestre esposte a nord ricevono poco sole d’estate, nel periodo vicino al solstizio d’estate.

Le finestre esposte a sud ricevono raggi orizzontali d’inverno e raggi quasi verticali d’estate. Sono consigliat per le stanze che devono essere soleggiate sia d’estate che d’inverno.
Le finestre esposte a nord-est e a nord non vengono battute dal sole d’inverno, ma solo soleggiate di primavera e d’autunno; durante l’estate, il sole penetra perpendicolarmente dalla finestra.
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Dal punto di vista bioclimatico appare oggi di maggiore interesse, in generale per quanto riguarda il clima temperato italiano, l’orientamento dell’asse principale degli edifici secondo la direzione est-ovest, ovvero con la disposizione delle facciate principali a sud e a nord, preoccupandosi di schermare adeguatamente le componenti trasparenti a sud di modo che la radiazione solare possa penetrare in inverno ed essere ostacolata in estate, come buona prassi per l’ottimizzazione dei guadagni termici solari.
Nel corso dell’anno, la durata del soleggiamento subisce profonde mutazioni in relazione alla traiettoria del sole. Ecco, p.es., cosa accade a Roma (41°55′ latitudine nord):
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Traiettoria del sole al solstizio d’estate (21 giugno circa), il giorno più lungo dell’anno:
-Notte: di 8 ore e 56 min
-Giorno: di 15 ore e 04 min
Traiettoria del sole al solstizio d’inverno (21 dicembre circa), il giorno più corto dell’anno:
-Notte: di 15 ore e 04 min
-Giorno: di 8 ore e 56 min
Estrema importanza riveste, naturalmente, lo studio dell’involucro. L’involucro è costituito dagli elementi di separazione tra lo spazio esterno ed interno.
E’ attraverso le parti trasparenti dell’involucro che l’organismo architettonico si approvvigiona di luce, aria ed irraggiamento solare.

A seconda delle differenti aree climatiche si possono dare le seguenti indicazioni:

• clima freddo: finestrature sui lati sud e ovest per sfruttare il guadagno solare, sugli altri orientamenti solo la quantità strettamente necessaria;
• clima temperato: superfici vetrate a sud, est e ovest; necessità di schermature nei periodi caldi; pareti a nord prevalentemente piene;
• clima caldo secco: piccole superfici vetrate poste in posizione alta a est e nord per evitare la radiazione riflessa dal suolo;
• clima caldo umido: prevale l’esigenza di una buona ventilazione, sono da preferirsi finestre a nord e sud per sfruttare la grande differenza di temperatura nell’innesco delle ventilazioni.
Le schermature, fisse o mobili, possono essere realizzate con elementi verticali od orizzontali, i primi sono indicati per i fronti sud mentre la disposizione verticale è consigliata per i fronti est e ovest sui quali la radiazione solare arriva da altezze minori.
Il posizionamento all’esterno del vetro realizza miglior controllo del riscaldamento diurno evitando l’irraggiamento diretto, una disposizione all’interno degli ambienti permette di ridurre la dispersione termica notturna.

La ventilazione dipende dal posizionamento delle aperture in funzione delle direzione in cui spirano i venti e dal tipo di serramento. I venti colpendo l’edificio provocano una sovrapressione sul lato sopravento (che incontra il vento) e una depressione sul lato sottovento (lato da cui il vento si allontana); questo fa sì che la ventilazione ottimale si ha per aperture contrapposte sui due fronti, se quella sopravento risulta più piccola è più facile controllare la velocità della ventilazione, se inoltre si sfalsano in altezza si aggiunge alla ventilazione un effetto camino migliorativo.
Sono comunque da tenere presenti delle misure limite dei vani per assicurare l’innesco della ventilazione.
Esempio di studio: “Il soleggiamento nel territorio comunale di Rimini” (44°04′ l. Nord)
Per un osservatore che dalla terra osservi il cielo, il percorso del sole sulla volta celeste assume la forma di un arco che varia sia durante il corso dell’anno che con la latitudine del luogo. La posizione del sole rispetto ad un punto sulla terra è determinato dall’angolo di altezza solare α e dall’angolo azimutale γ, una volta noti gli angoli zenitali e azimutali si può stabilire la posizione del sole nel cielo e, collegando i punti che rappresentano le posizioni del sole nelle diverse ore del giorno, si può tracciare il percorso del sole in quel giorno. In questo modo è stato realizzato il diagramma del sole.
Il diagramma del sole

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Il diagramma del sole è stato costruito su un riferimento geografico cardinale ed è composto da:

• I punti cardinali e un goniometro esterno in modo da avere un riferimento orientato e graduato;
• I tracciati del percorso del sole ottenuti tramite il programma Sunchart, relativi rispettivamente alle date: 21 giugno (in rosso); 21 marzo e 21 settembre (in arancione); 21 dicembre (in giallo); in modo da considerare i giorni rappresentativi delle stagioni;
• Le proiezioni in pianta circolare del percorso del sole che rappresentano le ore di soleggiamento relativi rispettivamente alle date: 21 giugno (in rosso); 21 marzo e 21 settembre (in arancione); 21 dicembre (in giallo); in modo da avere un impatto visivo immediato sull’angolazione e la durata del soleggiamento.
• L’ asse eliotermico, inclinato di 18° rispetto al nord, che rappresenta la direzione preferenziale per il miglior irraggiamento solare.
Per la costruzione del diagramma del sole si è proceduto in questo modo:

• Calcolo del percorso del sole alla latitudine di Rimini tramite il programma Sunchart relativo alle date del 21 giugno, 21 marzo, 21 settembre e 21 dicembre;
• Proiezione in pianta dei percorsi calcolati;
• Inserimento di un riferimento graduato, oltre che dei punti cardinali;
• Inserimento all’interno del diagramma dell’asse eliotermico.
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La descrizione del moto apparente del sole nella volta celeste può avere luogo mediante una carta solare proiettata sul piano verticale. Il sistema di coordinate impiegato è centrato nell’osservatore e usa come riferimento il piano dell’orizzonte.

La durata di luce massima si ha al solstizio d’estate (21 giugno) giorno in cui, alle ore 12, il sole raggiunge il punto più alto nel cielo nel corso di tutto l’anno (α=70°); il caso opposto si verifica al solstizio d’inverno (21 dicembre) (α=23°), mentre ai due equinozi di primavera (21 marzo) e di autunno (21 settembre) l’ altezza del sole alle ore 12 è intermedia tra la massima e la minima e le durate del giorno e della notte sono esattamente di 12 ore in tutto il globo.
Percorso del sole calcolato tramite il programma “sunchart”
L’uso più frequente che si fa del diagramma del sole è nel calcolo delle ore di luce e dell’ombreggiatura nell’edificio di interesse.

Una volta ottenuto il diagramma solare in coordinate polari, si può riportare lo stesso diagramma in coordinate cartesiane con in ascisse gli angoli zenitali e in ordinate gli angoli azimutali. Il diagramma così ottenuto è detto diagramma solare cilindrico.

Su questo diagramma si riporta con uno strumento topografico (clisimetro, teodolite) la forma degli oggetti che stanno al disopra della linea dell’orizzonte, e che si possono osservare dal punto in cui verrà costruito il nuovo edificio.
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Diagramma solare cilindrico di Rimini
In questo modo si è in grado di valutare le ore di soleggiamento a nostra disposizione; cioè vediamo quali oggetti circostanti e in quali ore del giorno essi coprono il sole, impedendoci di sfruttare la sua energia a nostro favore.

Oltre ai percorsi del sole, sul diagramma sono definite le ore di sole e l’asse eliotermico
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Nell’immagine qui a lato è evidenziato l’asse eliotermico ottenuto riportando i valori dell’indice eliotermico su un diagramma polare orientato.

L’asse eliotermico è stato calcolato riportando i valori dell’indice eliotermico Ie dato da:

Ie = dTm
dove:

d indica la durata del soleggiamento in ore di sole;
Tm il valore della temperatura media corrispondente.
L’asse eliotermico rappresenta la direzione secondo la quale si verificano il minimo e il massimo valore dell’indice eliotermico. Un orientamento dell’ edificio prossimo a quello dell’asse eliotermico garantisce il massimo apporto di luce-calore durante l’anno. La qualità microclimatica di un edificio è conseguente ad una opportuna orientazione degli interni rispetto all’asse eliotermico.
Nelle figure sottostanti un esempio di orientazione di edifici a semplice e doppio affaccio in riferimento all’asse eliotermico e la distribuzione degli spazi interni in riferimento all’orientazione del sole e alle ore di permanenza nei singoli ambienti.
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In realtà i fattori che bisogna considerare nella disposizione degli edifici sono molteplici: la tipologia dell’edificio, la disposizione degli ambienti interni, la posizione geografica, ecc. per cui l’analisi và eseguita volta per volta.
fonte: Comune di Rimini

Le misure dell’uomo medio

Nel suo habitat, l’uomo deve poter vivere a proprio agio, ossia muoversi, esercitare più lavori, eseguire alcuni gesti, sedersi e dormire in modo comodo e senza sforzi inutili.

La scala umana costituisce, pertanto, una base di lavoro per la corretta progettazione architettonica. Le dimensioni dell’uomo medio sono fondamentali: tali sono quelle dello spazio che viene occupato in diverse posizioni, quelle dei passaggi necessarie alla circolazione, quelle del volume ideale affinchè ciascuno possa compiere le proprie funzioni e muoversi liberamente per ogni stanza di un ambiente.

 

Tuttavia, l’uomo non è solo un corpo che necessita di uno spazio razionale, essendo altresì una persona sensibile all’estetica.

 

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In piedi

Seduto

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Le altezze medie

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Gli spazi necessari

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Disabile nelle membra inferiori

Per ulteriori schemi, ved. L. 236/89: “Eliminazione delle Barriere Architettoniche”

 

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Alla scrivania

Su sedia normale a tavola

Su sedile abbassato per tavolino da tè

Su poltrona imbottita

Spazio necessario per diverse posizioni del corpo

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Misure del bambino medio

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A 18 mesi

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A 3 anni

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A 6 anni

 

Misure dell’uomo medio

Leonardo Da Vinci : L’Uomo Vitruviano

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“L’Uomo vitruviano” è un disegno a matita e inchiostro su carta (34×24 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1490 circa e conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

 

Celeberrima rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano, dimostra come esso possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette” del cerchio e del quadrato. In particolare, il disegno illustra le proporzioni del corpo umano in forma geometrica ed è accompagnato da due testi esplicativi, nella parte superiore ed a piè di pagina, ispirati ad un passo di Vitruvio.

 

Lo studio è un chiaro omaggio dell’artista al pensiero classico e una sorta di affermazione della scientificità della pittura, intesa come comprensione della realtà “fenomenica”. Leonardo voleva infatti fornire una base matematicamente misurabile della rappresentazione artistica, per questo la parte scritta si dilunga sulle proporzioni delle singole parti, partendo dalla dimensione base dell’altezza centrata all’ombelico. Immaginando di sdraiare un uomo sul dorso e di puntare un compasso nel suo ombelico, Leonardo descrive un cerchio che tange la punta delle mani e i piedi allargati.

 

fonte: wikipedia

Le Corbusier: Il Modulor

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Il Modulor è una scala di proporzioni basate sulle misure dell’uomo inventata dall’architetto svizzero Le Corbusier, come linea guida di un’architettura a misura d’uomo: Le Corbusier pubblicò Le Modulor nel 1948, ed il Modulor 2 nel 1955.

Le Corbusier usò la scala del Modulor nella progettazione di molti edifici, inclusi Notre Dame du Haute e alcuni edifici a Chandigarh. Nella costruzione della prima Unité d’Habitation, a Marsiglia, una versione del Modulor modellata nel cemento fu posizionata vicino all’ingresso.

La rappresentazione grafica del Modulor è avvincente e, a una prima occhiata, convincente. Una figura umana stilizzata con un braccio steso sopra il capo si trova vicino a due misurazioni verticali, la serie rossa basata sull’altezza del plesso solare(108 cm nella versione originale, 1.13 m nella versione rivista) poi divisa in segmenti secondo il Phi, e la serie blu basata sull’intera altezza della figura, doppia rispetto all’altezza del plesso solare (216 cm nella versione originale, 2.26 m nella rivista), e divisa in segmenti allo stesso modo. Una spirale, sviluppata graficamente tra la serie rossa e la blu, sembra mimare il volume della figura umana.

 

Tuttavia, l’altezza della figura sembra essere arbitraria e scelta forse per convenienza matematica. Il corpo femminile, secondo le parole del recensore Michael Ostwald, “fu considerato solo in un secondo momento e rifiutato come fonte di armonia proporzionale”. Il sistema non trova relazioni con le attuali osservazioni antropometriche. Non c’è un metodo evidente e chiaro per trasferire queste misurazioni agli spazi abitati; ad esempio, il Modulor non può essere usato per calcolare comodi scalini o l’altezza dei montanti delle scale.

 

fonte: wikipedia

 

L’uomo con il braccio alzato è alto circa 2,26 m.; dunque, il soffitto di una stanza abitabile deve essere qualche centimetro più alto. In Italia, la normativa indica, in generale, l’altezza di 2,70 m. da pavimento a soffitto come dimensione minima.

Nei mobili, nelle librerie, ad esempio, tutto ciò che è più alto di 2,20 m. non può essere raggiunto se non con l’ausilio di una scala o di uno sgabello.

 

Se la statura media di un uomo è di circa 1,75 m. e raramente può arrivare a 2 metri, una porta di passaggio è alta circa 2,05-2,10 m. Visto che la larghezza delle spalle di un uomo è di circa 0,55 m., una porta deve essere larga almeno 0,60 m., ma per consentire il passaggio di un uomo con un ingombro, si considera una larghezza media di 0,80 m. per le porte. Se la porta è a due battenti, la larghezza è di circa 1,10 m., per i portoni.

 

Un letto, per contenere un uomo comodamente, deve essere lungo circa 2 metri, e deve essere largo circa 0,80 m. se singolo, e 1,60 m., se a due piazze.

Se l’occhio dell’uomo in piedi è all’altezza di circa 1,63 m. dal suolo, un oggetto nascosto alla vista deve stare dietro un ostacolo (un paravento, ad esempio), alto circa 1,80 m.

 

Le spalle di un uomo in piedi si trovano a circa 1,45 m. di altezza, e, in genere, tutti gli abiti sono più corti di questa misura, per questo motivo un armadio per contenere vestiti appesi, non è più alto di 1,50 m; la larghezza delle spalle è circa 0,45 m., quindi, la larghezza di un armadio per appendere abiti deve essere all’interno di 0,55 m., all’esterno, di 0,60 m. La larghezza di ogni anta è di 0,40- 0,60 m.

La profondità dei ripiani di una libreria varia da 20 a 30 cm, la distanza fra i ripiani varia a seconda del formato dei libri, le più comuni hanno 30 o 40 cm. di altezza.

 

La vita dell’uomo in piedi – cioè all’incirca, il punto dove il corpo si piega, chinandosi avanti – si trova a circa 0,92 m.; perciò un riparo che dia un senso di protezione all’uomo che si affaccia (un davanzale, una ringhiera) dev’essere alto circa 0,90 m. L’altezza della finestra è di circa un metro al di sopra del davanzale. La larghezza di ogni anta della finestra è di 0,60 m.

 

Se il braccio disteso di un uomo è di circa 0,72 m., un uomo con un braccio disteso, comprese le spalle, occupa circa 1,12 m., dunque, un corridoio che lascia un certo spazio di libertà di movimento è largo 1,20 m.

L’altezza di un sedile (sedia, panca, sgabello) deve essere di 0,43 m., considerando l’altezza delle ginocchia di un uomo seduto, ma può essere di 0,35 m., se si considera una poltrona o un divano reclinabili. L’ingombro orizzontale della seduta per una sedia non supera normalmente i 50 x 50 cm, (si usa di solito, una dimensione di 40 x 40 cm.), per una poltrona, invece, è di circa 80 x 80 cm. Per un divano, si considera che l’ingombro di ogni persona seduta sia di 60 cm, a questo dovremmo aggiungere l’imbottitura dello schienale e dei braccioli (un divano da due persona misura circa 1,80 – 1,90 m. di lunghezza e 0,80 m. di larghezza).

 

La mano con l’avambraccio orizzontale è appoggiata a circa 0,74 m., questa è l’altezza di un bracciolo di una poltrona o del piano di un tavolo (si considerano spesso altezze di 0,75-0,80 m.).

Le spalle di un uomo seduto arrivano all’altezza di 1,10 m., questa è l’altezza dei uno schienale di una poltroncina o di una seggiola; l’altezza dello schienale per consentire di poggiare anche la testa, può arrivare fino a 1,40 m.

L’ingombro orizzontale di un uomo seduto è di circa 0,85 m., dunque lo spazio libero fra un tavolo ed un ostacolo deve essere di circa 0,90 m., perché chi sta seduto possa spingere indietro la sedia e alzarsi in piedi.

Le scale: la profondità del gradino (che si chiama pedata) corrisponde alla lunghezza del piede (da 25 a 33 cm. circa), mentre il dislivello (che si chiama alzata) varia da 15 a 20 cm. Le due misure devono essere legate fra loro, e a ogni aumento dell’alzata deve corrispondere una diminuzione della pedata. Si usa, per definire questa relazione, la formula:

 

due volte l’alzata + la pedata = 63 cm.

 

La larghezza di una rampa di scale, per consentire agevolmente il passaggio di due persone, è di circa